TWIXT – NOTE DI REGIA
Scrive Exton: “L’idea di Twixt deriva da un mito popolare moderno che ho appreso quando vivevo in America. Mi sembrò che quella semplice storia avesse in se un germe di verità, come hanno molti di questi miti metropolitani: in questo caso si riferiva alla triplice relazione Madre-Figlio-Nuora.
Nello scrivere Twixt ho usato deliberatamente dei personaggi stereotipi, come faccio spesso. I miei nemici dicono che non sono in grado di fare altro. Ma io credo che noi tutti aspiriamo ad essere degli stereotipi. C’è qualcuno che nel segreto della propria mente e mentre agisce in un certo modo non abbia in mente un personaggio nel quale desidererebbe essere riconosciuto? Potrebbe trattarsi del burbero militare in pensione, l’elegante signora oziosa, l’eccentrico bohémien coi capelli lunghi e scapigliati, la moglie e madre vessata, il flaneur dì professione, l’uomo o la donna d’affari con lo sguardo d’acciaio – una volta che la gente ci riconosce in un certo ruolo noi sapremo come comportarci in qualunque situazione ci verremo a trovare. La Commedia dell’Arte si rendeva perfettamente conto di questo e metteva in scena infinite variazioni mischiando caratteri standard.”
Aggiungo io che, pur usando personaggi stereotipo, l’impianto dell’opera ha il merito di differire dalle tipiche commedie brillanti per tematica e presupposti, lasciando allo spettatore, oltre alle risate, una prospettiva disincantata sulle nostre paure.
Alessio Boschini
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